Superbonus: via formale dal 1° luglio, ma difficilmente partirà prima di settembre

Superbonus: via formale dal 1° luglio, ma difficilmente partirà prima di settembre

Mancano i decreti attuativi e la circolare delle Entrate, mentre l’introduzione del fascicolo di fabbricato in fase di conversione in legge del DL Rilancio potrebbe allungare ancora i tempi.

Stando al DL Rilancio che lo ha introdotto, già in vigore, domani 1° luglio, dovrebbe iniziare il periodo di validità del cosiddetto Superbonus, cioè la detrazione fiscale del 110% per interventi importanti di efficientamento energetico del patrimonio edilizio residenziale italiano.

Ma si potrà davvero partire da domani? La risposta è no: oltre al fatto che il  decreto è ancora in attesa di conversione in legge del Parlamento, con diverse modifiche in arrivo, mancano altri provvedimenti attuativi chiave per far partire la misura.

Per  rispettare il termine dei 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, il Parlamento dovrebbe convertire in legge il Decreto Rilancio entro il 18 luglio ma, soprattutto, per rendere il decreto effettivamente operativo, dovremo aspettare anche i decreti attuativi e la circolare dell’Agenzia delle Entrate: pertanto i tempi si allungano ulteriormente.

Questo preoccupa gli operatori, dato che la misura, dal suo annuncio ha praticamente congelato il mercato: “ad essere ottimisti”, si può pensare realisticamente ad un avvio effettivo del super ecobonus solo “dal mese di settembre”, commenta ad esempio Andrea Brumgnach, vicepresidente di Italia Solare e referente dell’associazione per il settore residenziale, in base alle esperienze passate.

A far temere che si allunghino i tempi è sopratuttio un emendamento della maggioranza, che propone l’obbligo per i condomìni di dotarsi di un fascicolo di fabbricato, “al fine di individuare e programmare gli interventi di riqualificazione energetica”, prima di iniziare qualunque intervento di riqualificazione energetica.

Lo schema-tipo di tale fascicolo dovrà essere approvato con un decreto ministeriale da emanare “entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto” Rilancio, recita l’emendamento.

Ciò vuol dire che, aggiungendo altri due mesi per la ratifica del decreto ministeriale al termine del 18 luglio per l’approvazione del Decreto Rilancio, si arriva grossomodo, se tutto va bene, a metà settembre, considerando anche che ad agosto il Parlamento funziona a regime ridotto.

Il fascicolo di fabbricato dovrà recare “la descrizione dell’intero immobile sotto il profilo tecnico e amministrativo, nel quale sono contenute tutte le informazioni relative allo stato di agibilità e di sicurezza dell’immobile, sotto il profilo della stabilità, dell’impiantistica, della manutenzione, dei materiali utilizzati, dei parametri di efficienza energetica degli interventi che ne hanno modificato le caratteristiche tipologiche e costruttive e di quelli necessari a garantirne il corretto stato di manutenzione e sicurezza.”

Oltre all’attesa per l’iter parlamentare, si dovrebbe poi calcolare anche che qualche altra settimana almeno passerà nella redazione del fascicolo di fabbricato, prima di poter mettere effettivamente mano a qualunque impianto o struttura.

Il probabile prolungarsi dell’attesa per l’esecutività del provvedimento potrebbe avere effetti diversi sui diversi settori interessati.

Se le banche, nuovo destinatario chiave per la cessione diretta del credito da parte dei proprietari di immobili, avranno più tempo per mettere a punto strumenti ad hoc per questo tipo di finanziamento sui generis, a soffrire di più nel breve saranno paradossalmente i settore impiantistico ed edilizio, cioè due dei destinatari fondamentali delle misure di rilancio previste dal decreto.

Questi due settori contigui, infatti, sono praticamente fermi da mesi, da una parte a causa delle restrizioni alle attività economiche dettate dalle misure anti-Covid, dall’altra perché, anche da prima dell’approvazione del decreto, tutti aspettano l’arrivo dei super-incentivi prima di iniziare a efficientare e ristrutturare casa.

Attesa che società impiantistiche ed edili dovranno sopportare probabilmente ancora per qualche mese, ammesso che ce la facciano a resistere, visto che il periodo di vacche magre dura ormai da molto tempo. Con il rischio che alla siccità lavorativa del passato recente, affrontata anche a suon di tagli del personale, faccia seguito nel prossimo futuro un uragano di richieste di efficientamento, che molte società poco strutturate e indebolite negli organici potrebbero avere difficoltà a gestire.

Detrazioni torrenziali su un terreno economico-produttivo depauperato da mesi di fermo potrebbero insomma creare cedimenti nella qualità e quantità degli interventi di efficientamento, che aziende e governo farebbero bene a cercare di prevenire e puntellare.